ARTE IN EVIDENZA

Fra le novità di architettura di Aprile vi vogliamo consigliare il libro uscito per la Taschen Gio Ponti di Salvatore Licitra, Stefano Casciani, Lisa Licitra Ponti, Brian Kish, Fabio Marino e Karl Kolbitz. 

Famous First Edition: Prima stampa di 5,000 copie numerate (No. 1,001–5,000).

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Genere: Architettura e design

Editore: Taschen

Autori: Salvatore Licitra, Stefano Casciani, Lisa Licitra Ponti, Brian Kish, Fabio Marino, Karl Kolbitz

Pagine: 572, cartonato

Lingua: Ing|Ted|Fra|Ita

ISBN: 978-3-8365-0135-4

€ 200,00​

Studiare il prolifico corpus di opere di Gio Ponti significa apprezzare la visione chiara e unificante dietro un universo creativo complesso. Una sintesi delle arti, le sue creazioni si espandono intuitivamente con la grandezza italiana e la leggerezza studiata che ha definito il suo stile iconico. La rara capacità di Ponti di muoversi senza soluzione di continuità tra le scale gli ha permesso di avvicinarsi al design di un cucchiaino con la stessa convinzione con cui lo ha fatto con un'intera città. Era tanto un architetto e designer quanto un editore, poeta e uomo. Il suo contributo è un punto di riferimento distintivo del Rinascimento italiano di metà secolo e dei valori modernisti che ha cercato di realizzare.

Questo nuovo libro è il resoconto più completo del lavoro di Ponti fino ad oggi, senza precedenti per dimensioni e portata. Segue lo sviluppo della sua opera nell'arco di 6 decenni, con 136 progetti indicizzati e riprodotti in alta risoluzione, ogni oggetto inquadrato dal contesto in cui Ponti lo aveva creato. Come finestre sulla sua vita sfuggente, materiali inediti e immagini schiette creano nuovi dialoghi tra i suoi famosi capolavori e le sue imprese meno conosciute. Un ricco strato di testi, caratterizzato da un ampio saggio biografico di Stefano Casciani, è stato prodotto in stretta collaborazione con l'Archivio Gio Ponti offrendo uno spaccato intimo del lavoro della sua vita. Materializzando la filosofia centrale della modernità di Ponti, questo libro presenta l'architettura come un oggetto performativo, un palcoscenico "auto-illuminante" per la sua arte di vivere umanistica e la sua creatività senza limiti.